Lettera aperta dei sacerdoti del VII Vicariato dell’Arcidiocesi di Catania

Al Signor Sindaco di Catania, avv. Enrico Trantino Alla Giunta e al Consiglio del Comune di Catania Ai Presidenti e ai Consiglieri del 5° e 6° Municipio del Comune di Catania A E-distribuzione S.p.A
A Sidra S.p.A
Ai Cittadini di Catania

Sono ormai spenti i focolai degli incendi che, specie nel pomeriggio dello scorso 25 luglio, hanno interessato vaste zone dei quartieri periferici di Catania; da qualche giorno i cittadini hanno visto riaccendersi l’illuminazione delle strade e delle case, e assistono nuovamente al piccolo “miracolo” dell’acqua che sgorga dai rubinetti delle proprie abitazioni; il caldo ha dato una tregua e, sia pur con grande lentezza e con persistenti disagi, l’aeroporto “V. Bellini” riprende gradualmente a operare. La situazione è certamente più serena ma, proprio per questo, assieme ai focolai rischiano di spegnersi anche i riflettori su quanto è accaduto recentemente nella nostra Città. Noi sacerdoti del VII Vicariato dell’Arcidiocesi di Catania – che comprende una vasta area della periferia cittadina – dopo aver vissuto con preoccupazione gli eventi dei giorni scorsi, desideriamo far udire la nostra voce, non certo conl’atteggiamento di chi voglia pronunciare “parole definitive” o proporre facili soluzioni a problemi complessi, ma con il desiderio di esprimere vicinanza e affetto alla gente dei nostri quartieri, e di contribuire a una “lettura” dei fatti che possa individuarne le cause e, quindi, stimolare la ricerca di possibili rimedi.

Il primo pensiero va, come già detto, ai cittadini di Catania: ai fedeli delle nostre Parrocchie e a coloro che, sia pur non credenti o non “praticanti”, vivono nel territorio affidato alle nostre cure pastorali. Desideriamo dirvi che non siamo stati semplici “spettatori” degli eventi dei giorni scorsi, sia perché abbiamo vissuto i vostri stessi disagi, sia perché non possiamo rimanere indifferenti a quanto segna la vita delle persone che siamo chiamati a servire. Molti di voi hanno sofferto fisicamente e moralmente quando, avvolti da un caldo insopportabile, non hanno avuto nemmeno il refrigerio di un ventilatore, di una bevanda fresca, di una doccia, a causa della prolungata interruzione dell’erogazione di energia elettrica e di acqua; alcuni di voi, nonostante la precarietà economica, sono stati costretti a gettar via alimenti ormai deteriorati e a interrompere la propria attività lavorativa; soprattutto, alcune famiglie hanno visto, in poche ore, andare in fumo il frutto dei propri sacrifici a causa delle fiamme che hanno distrutto abitazioni e veicoli. Alla nostra vicinanza spirituale e alla nostra preghiera desideriamo unire la disponibilità a venire incontro, sia pure nei limiti delle modeste risorse delle nostre Comunità, alle molteplici necessità materiali di quanti all’improvviso si sono trovati privi del necessario per la propria

vita quotidiana: vi invitiamo a presentarci le vostre esigenze per valutare quali interventi sia possibile attuare.
Al tempo stesso, però, desideriamo che le famiglie provate possano rimettersi in piedi e riprendere una vita normale non solo grazie a gesti di carità, ma anche attraverso l’intervento delle Istituzioni e di quegli Enti che, a vario titolo, devono assumersi la responsabilità di quanto è accaduto.

A tal proposito, ci sia permessa una breve analisi delle cause di tanti disagi e disastri. Non compete certo a noi un’approfondita “indagine tecnica”, ma – alla luce delle affermazioni di esperti del settore – ci associamo a chi denuncia una grave mancanza di manutenzione e di adeguamento delle linee elettriche: il caldo e il sovraccarico dovuto all’uso intensivo del climatizzatori sono certamente cause plausibili dei danni, ma l’uso di cavi di maggiore sezione e l’adozione di adeguati sistemi di protezione degli impianti dal surriscaldamento avrebbero, con ogni probabilità, evitato danni così ingenti da richiedere riparazioni che si sono protratte per giorni e hanno richiesto l’impiego di centinaia di operai; una concausa è stata, forse, anche l’allacciamento abusivo di alcuni nuclei familiari alla rete elettrica, ma si tratta di un fenomeno ben conosciuto: basterebbe un “censimento” a tappeto, casa per casa, per verificare quali unità abitative fruiscano dell’energia elettrica senza un regolare contratto.

Com’è noto, la mancata erogazione di energia elettrica ha portato con sé l’interruzione della fornitura idrica: senza addentrarci in minuziose disamine, ci chiediamo, tuttavia, se non sia opportuno che un’azienda come Sidra si doti di propri generatori, che le consentano di continuare a operare senza dipendere totalmente dai propri fornitori.

E cosa dire degli incendi, che proprio la mancanza di acqua corrente ha reso così difficili da domare? Sono stati appiccati da piromani? Sono stati semplici incidenti? È possibile! Ma l’Amministrazione comunale ha vigilato adeguatamente sulla cura delle campagne che circondano i quartieri periferici? È stato disposto sui terreni pubblici e privati il necessario scerbamento? E che dire delle montagne di rifiuti che continuano ad accumularsi lungo le vie? Sono, per tutto l’anno, una minaccia costante alla salute pubblica e al decoro urbano, e diventano, nel periodo estivo, facile esca per le fiamme. È vero che, in una certa misura, tale degrado deriva dall’inciviltà di una parte della cittadinanza, ma quali controlli vengono effettuati per impedire l’abbandono dei rifiuti? Perché non viene potenziata la rete di videosorveglianza? Quali sanzioni vengono applicate nei confronti dei trasgressori?

Inquietante è la certezza che i roghi, spesso, non derivano da semplice imprudenza, o dall’azione di individui “disturbati”, colti da manie incendiarie, ma sono gesti di matrice mafiosa che, secondo un piano ben delineato, si servono della forza del fuoco come mezzo di intimidazione, ricatto, vendetta, o per accedere ai fondi destinati ad agricoltori e allevatori. L’origine prevalentemente dolosa degli incendi è nota: rafforzare la vigilanza sul territorio, favorire la denuncia di chi subisce minacce, coinvolgere l’Esercito nella prevenzione e nell’azione di spegnimento dei roghi potrebbero essere efficaci azioni di

contrasto a un fenomeno che sta riducendo sempre più le aree verdi del nostro Paese e della nostra Regione.
I danni al patrimonio ambientale e abitativo sono stati purtroppo accompagnati da quelli alle infrastrutture: altre fiamme, infatti, hanno devastato un settore dell’aeroporto “V. Bellini”; le indagini chiariranno le cause di quanto si è verificato e faranno emergere eventuali responsabilità, ma – anche nell’ipotesi di un incidente senza dolo né colpa – resta incomprensibile il modo in cui l’emergenza è stata gestita: a distanza di parecchi giorni, lo scalo non è ancora tornato alla piena operatività e, nonostante la circostanza favorevole di due aeroporti vicini (Sigonella e Comiso), non si è stati capaci di riportare il movimento dei passeggeri a una situazione di ordine. Le scene di viaggiatori abbandonati a se stessi, stremati e non informati stanno facendo il giro del mondo, causando alla nostra Città un incalcolabile danno d’immagine che avrà, quasi certamente, un forte impatto sul turismo nel prossimo futuro.

La nostra analisi può sembrare impietosa e poco aperta alla speranza, ma non è così: osserviamo queste cose proprio perché amiamo questa Città e la sua gente; il degrado e l’incuria che stanno alla base di tanti fenomeni non possono che suscitare in noi dolore e disappunto, tuttavia siamo in grado di cogliere i “semi” di bene, di solidarietà, di professionalità e di impegno che sono presenti in questo territorio e che, proprio nei momenti più difficili, si manifestano con particolare evidenza. Resta viva in noi la fiducia che Catania possa risollevarsi, possa reagire senza passiva rassegnazione ai fatti recenti e, più in generale, alla situazione di immobilismo che segna tanti aspetti della sua vita. È forte il nostro appello alle Istituzioni e agli Enti che gestiscono servizi fondamentali per il benessere della cittadinanza; come comunità cristiana, offriamo il nostro impegno e la nostra collaborazione, nella certezza che essere discepoli di Cristo significhi anche vivere attivamente la propria appartenenza alla società civile contribuendo alla sua crescita.

Catania, 31/07/2023
Don Dario Sangiorgio, vicario foraneo (parroco in “B. M. V. del Carmelo e S. M. Goretti in San Giorgio”)

Sottoscrivono:
Don Gilbert Bilolo (parroco in “S. Giuseppe al Pigno”)
Don Alfio Carbonaro (parroco in “S. Croce” - Villaggio S. Agata)
Don Piero Galvano (parroco in “B. Padre Pio da Pietrelcina” - San Giorgio)
Don Duilio Melissa (parroco in “Risurrezione del Signore” - Librino)
Don Alfio Mignemi (parroco in “S. Maria del Rosario in Nesima”)
Don Alessandro Napoli (parroco in “S. Chiara in Librino”)
Don Renato Rubino (viceparroco in “S. Maria di Nuovaluce” - Monte Po)
Don Fabio Vassallo (parroco in “S. M. Ausiliatrice e S. Domenico Savio a Fossa Creta” - San Giorgio) Don Antonino Vitanza (parroco in “S. Maria di Nuovaluce” - Monte Po)

(01/08/23)

 

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