Presentazione Rapporto Caritas-Migrantes: numeri e fatti per raccontare la realtà

CATANIA. Un pomeriggio di lavori per ricostruire la verità dei fatti oltre le fake news e i luoghi comuni che gravitano sul tema dei migranti. Il convegno “Immigrazione: paura e diffidenza oppure un'opportunità?”, organizzato dalla Caritas Diocesana di Catania e tenuto sabato scorso nei locali del Museo Diocesano cittadino, è stato moderato da Padre Gianni Di Gennaro del Centro Astalli, e ha visto in apertura i saluti di Mons. Salvatore Genchi, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Catania, di don Piero Galvano, direttore Caritas Diocesana di Catania e del diacono Giuseppe Cannizzo, direttore Migrantes Catania.

Mons. Genchi ha voluto sottolineare il ruolo dei Cristiani all'interno del fenomeno perché «siamo qui come volontari per guardare al fenomeno migratorio con grande attenzione e non superficialità, abbiamo pregato con il cuore e la mente aperti per questi fratelli che arrivano spesso con storie alle spalle molto pesanti e gravi, sperando in un'accoglienza che li faccia sentire più sereni».

Don Piero Galvano ha messo in evidenza una ricerca promossa dalla rivista “Il Regno” e da Caritas Italiana, pubblicata nel numero di ottobre come inserto del mensile “Italia Caritas”, dal titolo “Immigrazione: il fattore sfiducia degli italiani”. Secondo lo studio, risulta «un crescente sentimento degli italiani di paura e di sfiducia nei confronti degli immigrati» perché «la maggioranza degli italiani non è per un’accoglienza incondizionata, a causa della fragilità delle nostre istituzioni e della sfiducia che il fenomeno migratorio possa essere ben governato». Nel chiudere il suo intervento ha poi evidenziato le parole di Papa Francesco, contenute nel messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018 “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”: «È una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità». Nel comunicato dello studio, che riporta dati OCSE ed EUROSTAT nel 2017, si legge come l’Italia risulta il «paese nel quale la distanza tra percezione su quanti siano i migranti legali e realtà è più grande e tale percezione è inoltre in crescita rispetto al 2002». L'opinione pubblica italiana comunque «non è la più miope tra quelle europee», riescono a fare peggio nell’Europa dell’Est. 

Proprio nell'ottica di uno svelamento della realtà e della conoscenza dell'altro, per modificare la percezione dell'opinione pubblica tramite il superamento delle barriere culturali e linguistiche, si è posto l'intervento di saluto del diacono Giuseppe Cannizzo, direttore Migrantes Catania, che ha sottolineato come «bisogna evitare che i migranti formino un mondo a parte, al punto da chiudersi nella società circostante, quindi è fondamentale trovare un linguaggio che apra la strada al rispetto delle diversità, per favorire la cultura dell’incontro».

Nell'introdurre i relatori, Padre Gianni Di Gennaro, Centro Astalli Catania, si è concentrato sull'inevitabilità dei flussi migratori in atto, evidenziando l'esistenza di «un sistema mondiale di interdipendenza crescente tra paesi del nostro globo» e in questo senso gli «effetti possono produrre opportunità e sviluppo, concentrandoli nelle mani di pochi attori politici e sociali, contemplando anche il rischio della globalizzazione dell'indifferenza, con un clima generale percepito e diffuso come incerto e generatore di paure».

La paura è un tassello di un sistema indotto e guidato da una narrazione che tende a identificare il migrante, innanzitutto, come un problema e mai come una risorsa. Lo ha spiegato Oliviero Forti, responsabile per le politiche migratorie di Caritas Italiana: «Rispetto ai migranti si consolida la tendenza a falsificare, a dare un orientamento, a controllare l'ambiente attraverso i luoghi comuni che vengono costruiti e alimentati. Lo stereotipo è un processo cognitivo, tende a categorizzare e viene continuamente subìto dai migranti. Inoltre, la distanza tra percepito e reale continua ad allagarsi, soprattutto nei numeri, perché molti cittadini non sono assolutamente in grado di quantificare l'esatta presenza straniera, sovrastimandola in maniera esagerata. Appuntamenti come questo servono appunto per smentire le fake news ed evitare i processi di semplificazione».

A presentare il Rapporto Caritas-Migrantes 2017-2018, ci ha pensato il diacono Santino Tornesi, direttore Ufficio Migrantes Messina-Lipari-San Filippo del Mela, che ha redatto il quadro nazionale e regionale, fornendo inoltre utilissimi passaggi anche sulla situazione catanese. «In tutta la Sicilia – ha spiegato sulla base di un'elaborazione di dati Istat, aggiornati al 2018 – ci sono 193.014 immigrati regolarmente residenti, distribuiti su tutte le province siciliane. Ai primi quattro posti si collocano le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e la ricca provincia di Ragusa dove i migranti trovano molte opportunità lavorative, in particolar modo nel settore dell’agricoltura». Nella realtà etnea si collocano 36mila immigrati residenti – 13.544 nel comune di Catania – che sono complessivamente pari a circa il 3,2% del totale dei residenti. Numeri fondamentali, anche per comprendere il ruolo determinante che rivestono nell'economia isolana, in opposizione allo svuotamento di molti centri urbani, nell'ottica di un'opportunità da cogliere oltre ogni paura e diffidenza. 

(25/11/18)

 

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