“Protetto. Rifugiato a casa mia”: giunti a Catania cinque profughi eritrei

CATANIA. È cominciata stamattina, giorno 28 febbraio, la seconda edizione di “Protetto. Rifugiato a casa mia” con l'arrivo a Catania di cinque profughi eritrei (due donne e tre bambini) provenienti da un campo profughi in Etiopia e atterrati a Roma martedì scorso, dove ad accoglierli, oltre alla delegazione di Caritas Italiana, c'erano Salvo Pappalardo, responsabile delle attività della Caritas Diocesana, e Valentina Calì, referente dell'Help Center.

Nel corso della mattinata gli operatori della Caritas Diocesana di Catania hanno condotto i cinque eritrei nell'appartamento che li ospiterà per l'intero periodo del progetto. In seguito a una prima fase di ambientamento e conoscenza, che vedrà il coinvolgimento dei diversi servizi della Caritas Diocesana, tra cui anche la rete sanitaria, si lavorerà per l'integrazione sociale e lavorativa nel tessuto cittadino, garantendo anche corsi di lingua italiana. “Protetto. Rifugiato casa mia” muove dall'esigenza di concedere a queste persone la possibilità di costruirsi una vita dignitosa in Europa.

Il progetto, promosso da Caritas Italiana, è stato definito in seguito a un “protocollo tecnico” firmato dal Governo italiano, dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Comunità di Sant'Egidio per consentire un corridoio umanitario tra l’Etiopia e l’Italia. È previsto l'ingresso legale in Italia di 500 tra eritrei, somali e sud-sudanesi, fuggiti dai loro Paesi per i conflitti in corso e bloccati nei campi profughi. L'ultimo arrivo del 27 febbraio, che fa seguito ai primi 25 profughi giunti lo scorso 30 novembre, include anche i cinque ospiti della comunità catanese e coinvolge complessivamente 114 profughi, originari di diversi Paesi del Corno d’Africa. Il Protocollo è stato finanziato con fondi CEI 8xmille.

Don Piero Galvano, direttore della Caritas Diocesana di Catania, ha sottolineato la necessità di questi atti nei confronti degli ultimi. «L' accoglienza è un segno cristiano: non possiamo chiudere il nostro cuore alle persone che hanno perso tutto e implorano aiuto».